Uso dei social media per età
Sono stati pubblicati su eMarketer i dati di una ricerca Anderson Analytics sull’uso dei social network per età.
I dati sono interessanti, anche se abbastanza scontati.
I più giovani (generazione Z, 13-14 anni) preferiscono MySpace a Facebook (siamo negli USA, non in Italia!). Solo il 9% di essi usa Twitter e nessuno LinkedIn.
La generazione Y (15-29 anni) si comporta un po’ diversamente: tre quarti di loro usa MySpace e ben il 65% Facebook, per Twitter si sale al 14% e LinkedIn raggiunge il 9%.
I più vecchetti, cioè la generazione X (30-44 anni), così come i “baby boomers” (45-65 anni) prediligono soprattutto LinkedIn. In altre parole, con l’età si pensa più al lavoro che non all’intrattenimento ed alle relazioni sociali. Per lo meno in ambito web.
Paolo Subioli
“Twitter, avanti tutti”
Ragazzi vi riporto un articolo che ho letto questa mattina sul il quotidianonet
Downing Street: ” Twitter, avanti tutti” e da hai dipendenti il manuale d’uso;
l governo britannico sdogana il sito di microblogging e spiega a ministri e dipendenti pubblici come utilizzarlo anche in servizio. In Italia Frattini mette su Twitter il bilancio di 15 mesi. Intanto Palazzo Chigi oscura Facebook e Youtube.
Londra, 28 luglio 2009 – “Go forth and tweet”, o meglio “avanti twitta”! Il governo britannico sdogana l’ultima mania in materia di social networking, Twitter, con una vera e propria guida di istruzioni per i suoi dipendenti.
Il servizio, che permette agli utenti di pubblicare brevi messaggi di 140 caratteri – i cosiddetti “tweet” (dal verbo inglese che significa cinguettare, ndr) – è diventato sempre più popolare, dopo il suo lancio nel 2006. Sia il Foreign Office che Downing Street “twittano” regolarmente. Unico limite della guida istituzionale londinese: 20 pagine, oltre 5mila caratteri, per spiegare un sistema di messaggi che ne usa poche decine.
Il libro di istruzioni spiega a ministri e dipendenti pubblici come servirsene: i messaggi devono essere “umani e credibili”, scritti nell’inglese “informale del parlato”. Il governo consiglia ai ministeri di produrre dai due ai 10 ‘tweet’ al giorno, con un intervallo di almeno 30 minuti fra loro per “evitare di investire gli utenti con veri e propri flussi di Twitter”.
La guida consiglia di usare il servizio di microblogging per qualsiasi cosa che spazi dagli annunci ufficiali ai retroscena dei ministri, e suggerisce che in una crisi potrebbe essere un “canale primario” per la comunicazione con l’elettorato. Il governo mette in guardia dall’eccesso di messaggi politici promozionali, sottolineando che Twitter dovrebbe essere “anche puro divertimento”. In generale comunque, ogni contenuto dovrebbe restare in linea con gli obiettivi del governo.
La campagna è l’ultimo tentativo del governo laburista di cavalcare il Web e i social network dopo diversi tentativi falliti. Basti pensare che il premier Gordon Brown è stato esaustivamente definito dal leader dell’opposizione “un politico analogico nell’era digitale”. Una sua apparizione piuttosto goffa su YouTube in aprile nel bel mezzo dello scandalo sui rimborsi truccati dei parlamentari, si è rivelata per Brown un boomerang politico.
Diventato celebre come strumento dei fan per seguire i pensieri e la vita privata di celebrità del calibro di Oprah Winfrey (2 milioni di contatti) e Ashton Kutcher (3 milioni), Twitter si è recentemente rivelato un potente veicolo di comunicazione, mobilitazione e protesta nelle principali crisi internazionali, in Iran e in Moldova.
Nel mondo diversi governi - in prima fila il presidente americano Barack Obama (oltre 1,8 milioni di seguaci) e la Casa Bianca – ne fanno già uso. Fra i ministri italiani più attivi nel microblogging, c’è il capo della diplomazia Franco Frattini che proprio oggi pubblica su Twitter – e sulla sua pagina di Facebook – un bilancio in cifre dei suoi primi 15 mesi di lavoro alla Farnesina.
“In quindici mesi ho fatto 28 giri intorno al mondo” twitta Frattini. Incontri avuti in Italia: 138 (pari al 43% degli incontri complessivi) – Incontri avuti all’estero: 185 (pari al 57% degli incontri complessivi) – Incontri complessivi: il 45 è costituito da bilaterali all’estero, il 34% da incontri bilaterali in Italia, il 15% da multilaterali all’estero, il 2% da incontri all’Unione Europea (13 Cagre – Consigli Affari Generali e Relazioni Esterne, 6 Consigli Europei), il 2% da vertici all’estero e l’1% da vertici in Italia – Visite all’Estero: 105 (di cui 53 in Europa, 24 nel Mediterraneo e Medio Oriente, 13 in Africa sub Sahariana, 11 in America settentrionale, 3 in Asia e Oceania e 1 in America centro-meridionale) – Chilometri percorsi: 357.599, Pari a 28 giri della Terra – Ore di volo: 527 h e 43 minuti.
Fonte: www.ilquotidianonet.ilsole24ore.com
Social network: le raccomandazioni del Garante
Il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, presentando la sua relazione annuale al Parlamento, ha parlato dei social network, quale realtà nuova che può “minare alle radici le nostre libertà”, se non adeguatamente regolata e governata.
La relazione su questo tema fa riferimento alla “Risoluzione sulla tutela della privacy nei servizi di social network” proposta dall’autority tedesca e adottata Autorità di protezione dei dati nel corso della 30ma Conferenza internazionale a Strasburgo (ottobre 2008).
Riporto di seguito le raccomandazioni contenute nel documento.
Raccomandazioni
Tenuto conto della particolare natura dei servizi in oggetto, e dei rischi per la privacy delle persone nel breve e nel lungo periodo, la Conferenza sottopone le seguenti raccomandazioni agli utenti ed ai fornitori di servizi di social network:
Utenti dei servizi di social network
I soggetti interessati al benessere degli utenti dei servizi di social network, ivi compresi i fornitori di tali servizi, i governi, e le autorità per la protezione dei dati, dovrebbero contribuire ad educare gli utenti alla tutela dei dati personali che li riguardano, trasmettendo i messaggi di seguito indicati:
1. Pubblicazione delle informazioni
Gli utenti di servizi di social network dovrebbero valutare con attenzione se e in quale misura pubblicare dati personali in un profilo creato su tali servizi. Occorre tenere presente che le informazioni o le immagini pubblicate potrebbero riemergere in tempi successivi – ad esempio, in occasione della presentazione di una domanda d’impiego. Soprattutto, i minori dovrebbero evitare di fornire l’indirizzo o il numero telefonico di casa.
Sarebbe opportuno valutare se utilizzare nel profilo uno pseudonimo anziché il nome reale. Tuttavia, gli utenti devono ricordare che la tutela offerta dall’utilizzo di pseudonimi è piuttosto limitata, in quanto altri potrebbero individuare chi vi si cela dietro.
2. La privacy degli altri
Gli utenti devono rispettare la privacy altrui. Occorre particolare attenzione se si pubblicano dati personali relativi a soggetti terzi (comprese foto con o senza didascalie o etichette) senza il consenso di tali soggetti.
Fornitori dei servizi di social network
I fornitori dei servizi di social network sono tenuti ad operare nell’interesse delle persone che utilizzano i loro servizi. Oltre a rispettare la normativa in materia di protezione dei dati, dovrebbero mettere in pratica anche le raccomandazioni di seguito indicate:
1. Norme e standard in materia di privacy
I fornitori devono rispettare gli standard in materia di privacy vigenti nei Paesi ove operano. A tale scopo, dovrebbero consultarsi, se necessario, con le autorità per la protezione dei dati.
2. Informazioni relative agli utenti
I fornitori dei servizi di social network devono informare gli utenti in merito al trattamento dei dati personali che li riguardano, secondo modalità trasparenti e corrette. Inoltre, devono fornire informazioni veritiere e comprensibili sulle conseguenze derivanti dalla pubblicazione di dati personali in un profilo, nonché sugli altri rischi in materia di sicurezza e sulla possibilità che soggetti terzi (comprese, ad esempio, le forze dell’ordine) accedano legalmente a tali dati. L’informativa deve indicare anche le modalità per una corretta gestione dei dati personali relativi a terzi che siano contenuti nei singoli profili-utente.
3. Controllo da parte degli utenti sui dati che li riguardano
E’ necessario che i fornitori potenzino ulteriormente la capacità degli utenti di decidere l’utilizzo dei dati contenuti nei rispettivi profili per quanto riguarda i membri della comunità. Devono consentire agli utenti di limitare la visibilità dell’intero profilo, nonché di singoli dati contenuti nel profilo o ottenuti attraverso funzioni di ricerca messe a disposizione della comunità.
Inoltre, i fornitori devono consentire agli utenti di decidere sugli utilizzi ulteriori dei dati di traffico e dei dati contenuti nei rispettivi profili – ad esempio, per quanto riguarda attività di marketing. Come minimo, devono offrire la possibilità di negare il consenso (opt-out) rispetto all’utilizzo dei dati non sensibili contenuti nel profilo, e prevedere un consenso previo (opt-in) rispetto all’utilizzo di dati di natura sensibile contenuti nel profilo (ad esempio, dati relativi ad opinioni politiche o all’orientamento sessuale) nonché rispetto ai dati di traffico.
4. Impostazioni di default orientate alla privacy
Inoltre, i fornitori devono prevedere impostazioni di default orientate a favorire la privacy degli utenti per quanto riguarda le informazioni contenute nei singoli profili. Le impostazioni di default sono essenziali ai fini della tutela della privacy; è noto come solo una minoranza degli utenti che aderiscono ad un determinato servizio si preoccupi di modificare tali impostazioni. Le impostazioni in oggetto devono essere particolarmente restrittive se il servizio di social network è destinato o rivolto a minori.
5. Sicurezza
I fornitori devono continuare a potenziare e garantire la sicurezza dei sistemi informativi, impedendo accessi abusivi ai profili-utente, utilizzando standard riconosciuti per quanto concerne la programmazione, lo sviluppo e la gestione delle rispettive applicazioni, e ricorrendo a verifiche e certificazioni indipendenti.
6. Diritti di accesso
I fornitori devono riconoscere alle persone (siano esse membri del servizio o meno) il diritto di accedere e, se necessario, apportare modifiche a tutti i dati personali detenuti dai fornitori stessi.
7. Cancellazione dei profili-utente
I fornitori devono permettere agli utenti di recedere facilmente dal servizio, cancellando il rispettivo profilo ed ogni contenuto o informazione da essi pubblicato attraverso il servizio di social network.
8. Utilizzo di pseudonimi
I fornitori devono consentire la creazione e l’utilizzo, in via opzionale, di profili basati su pseudonimi e promuovere il ricorso a tale modalità opzionale.
9. Accesso da parte di soggetti terzi
I fornitori devono prendere misure atte ad impedire che soggetti terzi possano raccogliere attraverso dispositivi di spidering e/o scaricare (o raccogliere) in massa i dati contenuti nei profili-utente.
10. Indicizzazione dei profili-utente
I fornitori devono garantire che i dati relativi agli utenti siano navigabili da parte dei motori di ricerca soltanto con il previo consenso espresso ed informato da parte del singolo utente. Deve essere prevista per default la non-indicizzazione dei profili-utente da parte dei motori di ricerca.
Raccomandazioni
Tenuto conto della particolare natura dei servizi in oggetto, e dei rischi per la privacy delle persone nel breve e nel lungo periodo, la Conferenza sottopone le seguenti raccomandazioni agli utenti ed ai fornitori di servizi di social network:
Utenti dei servizi di social network
I soggetti interessati al benessere degli utenti dei servizi di social network, ivi compresi i fornitori di tali servizi, i governi, e le autorità per la protezione dei dati, dovrebbero contribuire ad educare gli utenti alla tutela dei dati personali che li riguardano, trasmettendo i messaggi di seguito indicati:
1. Pubblicazione delle informazioni
Gli utenti di servizi di social network dovrebbero valutare con attenzione se e in quale misura pubblicare dati personali in un profilo creato su tali servizi. Occorre tenere presente che le informazioni o le immagini pubblicate potrebbero riemergere in tempi successivi – ad esempio, in occasione della presentazione di una domanda d’impiego. Soprattutto, i minori dovrebbero evitare di fornire l’indirizzo o il numero telefonico di casa.
Sarebbe opportuno valutare se utilizzare nel profilo uno pseudonimo anziché il nome reale. Tuttavia, gli utenti devono ricordare che la tutela offerta dall’utilizzo di pseudonimi è piuttosto limitata, in quanto altri potrebbero individuare chi vi si cela dietro.
2. La privacy degli altri
Gli utenti devono rispettare la privacy altrui. Occorre particolare attenzione se si pubblicano dati personali relativi a soggetti terzi (comprese foto con o senza didascalie o etichette) senza il consenso di tali soggetti.
Fornitori dei servizi di social network
I fornitori dei servizi di social network sono tenuti ad operare nell’interesse delle persone che utilizzano i loro servizi. Oltre a rispettare la normativa in materia di protezione dei dati, dovrebbero mettere in pratica anche le raccomandazioni di seguito indicate:
1. Norme e standard in materia di privacy
I fornitori devono rispettare gli standard in materia di privacy vigenti nei Paesi ove operano. A tale scopo, dovrebbero consultarsi, se necessario, con le autorità per la protezione dei dati.
2. Informazioni relative agli utenti
I fornitori dei servizi di social network devono informare gli utenti in merito al trattamento dei dati personali che li riguardano, secondo modalità trasparenti e corrette. Inoltre, devono fornire informazioni veritiere e comprensibili sulle conseguenze derivanti dalla pubblicazione di dati personali in un profilo, nonché sugli altri rischi in materia di sicurezza e sulla possibilità che soggetti terzi (comprese, ad esempio, le forze dell’ordine) accedano legalmente a tali dati. L’informativa deve indicare anche le modalità per una corretta gestione dei dati personali relativi a terzi che siano contenuti nei singoli profili-utente.
3. Controllo da parte degli utenti sui dati che li riguardano
E’ necessario che i fornitori potenzino ulteriormente la capacità degli utenti di decidere l’utilizzo dei dati contenuti nei rispettivi profili per quanto riguarda i membri della comunità. Devono consentire agli utenti di limitare la visibilità dell’intero profilo, nonché di singoli dati contenuti nel profilo o ottenuti attraverso funzioni di ricerca messe a disposizione della comunità.
Inoltre, i fornitori devono consentire agli utenti di decidere sugli utilizzi ulteriori dei dati di traffico e dei dati contenuti nei rispettivi profili – ad esempio, per quanto riguarda attività di marketing. Come minimo, devono offrire la possibilità di negare il consenso (opt-out) rispetto all’utilizzo dei dati non sensibili contenuti nel profilo, e prevedere un consenso previo (opt-in) rispetto all’utilizzo di dati di natura sensibile contenuti nel profilo (ad esempio, dati relativi ad opinioni politiche o all’orientamento sessuale) nonché rispetto ai dati di traffico.
4. Impostazioni di default orientate alla privacy
Inoltre, i fornitori devono prevedere impostazioni di default orientate a favorire la privacy degli utenti per quanto riguarda le informazioni contenute nei singoli profili. Le impostazioni di default sono essenziali ai fini della tutela della privacy; è noto come solo una minoranza degli utenti che aderiscono ad un determinato servizio si preoccupi di modificare tali impostazioni. Le impostazioni in oggetto devono essere particolarmente restrittive se il servizio di social network è destinato o rivolto a minori.
5. Sicurezza
I fornitori devono continuare a potenziare e garantire la sicurezza dei sistemi informativi, impedendo accessi abusivi ai profili-utente, utilizzando standard riconosciuti per quanto concerne la programmazione, lo sviluppo e la gestione delle rispettive applicazioni, e ricorrendo a verifiche e certificazioni indipendenti.
6. Diritti di accesso
I fornitori devono riconoscere alle persone (siano esse membri del servizio o meno) il diritto di accedere e, se necessario, apportare modifiche a tutti i dati personali detenuti dai fornitori stessi.
7. Cancellazione dei profili-utente
I fornitori devono permettere agli utenti di recedere facilmente dal servizio, cancellando il rispettivo profilo ed ogni contenuto o informazione da essi pubblicato attraverso il servizio di social network.
8. Utilizzo di pseudonimi
I fornitori devono consentire la creazione e l’utilizzo, in via opzionale, di profili basati su pseudonimi e promuovere il ricorso a tale modalità opzionale.
9. Accesso da parte di soggetti terzi
I fornitori devono prendere misure atte ad impedire che soggetti terzi possano raccogliere attraverso dispositivi di spidering e/o scaricare (o raccogliere) in massa i dati contenuti nei profili-utente.
10. Indicizzazione dei profili-utente
I fornitori devono garantire che i dati relativi agli utenti siano navigabili da parte dei motori di ricerca soltanto con il previo consenso espresso ed informato da parte del singolo utente. Deve essere prevista per default la non-indicizzazione dei profili-utente da parte dei motori di ricerca.
MySpace cerca il rilancio
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Techcrunch rivela che MySpace ha cambiato logo, senza che ciò fosse annunciato ufficialmente. Mentre in precedenza il logo riportava il payoff “A Place For Friends”, ora è rimasta solo la scritta “MySpace“, con il simbolo del marchio registrato (TM). Tanto che la testata di informazione tecnologica titola ironicamente “Nuovo logo per MySpace: non pù un posto per amici”.
Tutto ciò potrebbe essere rivelatore delle difficoltà che caratterizzano, in questa fase, la vita del social network, costretto ad inseguire il suo principale rivale, Facebook., un fenomeno in parte evidenziato anche nella mappa della rete di cui abbiamo già parlato.
Si potrebbe obiettare che non c’è bisogno per forza di essere i primi, MySpace ha già tanto successo, coi suoi 56 milioni di visitatori unici. Nel giugno 2006 era il primo social network, ma il sorpasso avvenne dopo meno di 2 anni, ad aprile 2008. Ma una delle regole che sembrano caratterizzare l’economia della rete, è quella che il primo tra i concorrenti, piano piano, tende a prendersi tutto. Come avvenne per Microsoft, tra i sistemi operativi, per Google, tra i motori di ricerca, e forse in futuro per Facebook, tra i social network.
Paolo Subioli
Mappa del web di oggi
Con l’ultimo numero della rivista Internazionale viene distribuita una bella mappa del web, disegnata seguendo lo schema della metropolitana di New York.
Sono riportati i circa 300 siti più importanti del momento, con una simbologia grafica che ne indica la solidità economica, il successo e i collegamenti con le principali linee di sviluppo dell’attuale fase.
Vale la pena studiarla, per capire cosa sta succedendo in rete, per lo meno secondo l’interpretazione degli autori, gli Information Architects.
È interessante notare, ad esempio, come i media tradizionali si siano conquistati uno spazio di rilievo in rete, a partire dal New York Times, ma comprendendo anche due testate italiane, Repubblica e il Corriere, unici siti del Belpaese ad essere inclusi.
Tra la vecchia guardia del web, Google fa la parte del leone, con il suo “ecosistema” di applicazioni on line, e così Amazon, che ha saputo sempre rinnovarsi, anche nella direzione del cloud computing, ultimamente. Ma c’è chi rimane un po’ ai margini, come eBay, il cui apporto, in termini di innovazione, non è stato tra i più rilevanti, in tempi recenti.
Tra i social network, MySpace perde posizioni a vantaggio di Facebook, ma questo già si sapeva. Quest’ultimo ha potuto godere dei vantaggi di un’architettura aperta per lo sviluppo di applicazioni, che ne ha ampliato a dismisura le potenzialità.
Paolo Subioli
Twitter e le proteste iraniane
Le vicende di questi giorni in Iran gettano nuova luce sulle prospettive del giornalismo dal basso. Nelle nostre lezioni allo IED si è parlato di citizen journalism, citando un sito come OhmyNews o una TV come Current, basata in buona parte su contenuti video inviati dagli utenti via web.
Ma i comportamenti delle persone sono sempre imprevedibili e le tecnologie dispiegano il proprio potenziale solo dopo che gli utenti hanno cominciato sul serio ad utilizzarle.
Succede perciò che gli aneliti di libertà degli iraniani si esprimano attraverso i canali che ritengono più opportuni, ed in particolare:
- i siti di TV internazionali come la BBC, che hanno il potere di amplificare i video inviati ad un pubblico più ampio del web;
- la piattaforma di “microblogging” Twitter, che sta diventando la vera protagonista di questa seconda rivoluzione iraniana.
In questo articolo, che consiglio di leggere, si passa brevemente in rassegna le diverse posizioni in merito all’uso che proprio di Twitter viene fatto per informare. Come emerge, le cose non sono così semplici: il “crowdsourcing” è molto fecondo, ma i gusti delle masse - ad esempio in campo musicale – non meritano sempre di essere ulteriormente amplificati.
Paolo Subioli